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mercoledì 16 gennaio 2013

Italia in stato larvale


Ieri uscendo dalla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, lungo il marciapiede coperto c’era un uomo sdraiato sopra un cartone, un uomo se così possiamo chiamarlo, mi sono avvicinato e gli ho lasciato un euro in un cestino accanto a lui. Nel momento in cui mi sono avvicinato ho notato un essere umano con: barba lunga, capelli lunghi e sporchi, abiti mai lavati che potevano stare in piedi senza indossarli e una puzza che toglieva il fiato. Non a mosso un dito ne prima e neppure quando me ne andavo. Una larva. Come un uomo può vivere così da randagio e con un grado così basso di dignità e morale mi sono chiesto. In lui ho visto la mia Italia attuale; la mia bella patria ridotta al degrado: ambientale, politico, industriale e morale come quella larva incapace di scuotersi, di rifiutare tanto incivile degrado morale e vitale.  La mia patria ridotta a una Nazione abbandonata, calpestata, ignorata, declassata e derisa, eppure è una delle più belle nazioni al mondo ha dato civiltà al mondo con l’Impero Romano, ha dato opere d’arte con il Rinascimento, ha avuto unità popolare con il Risorgimento, credibilità nel mondo con il Ventennio fascista. Poi in sessanta anni di crescita tecnologica e libertà democratica tanto decantata dalle nostre autorità ecco l’Italia ridotta come quel suo cittadino, basta guardarsi intorno, l’abbandono ambientale la rende simile alla barba incolta del soggetto le sue opere d’arte abbandonate alla decadenza come i capelli indecenti di tale soggetto, derisa da migliaia di clandestini senza un futuro, venuti qua con l’inganno della ricchezza occidentale e per politica poi ridotti pure loro ad ingrossare il degrado e lo sporco della mia patria paragonata ai vestiti di quel soggetto. Le nostre industrie: vendute o distrutte; pensando a cosa era l’IRI del Ventennio e negli anni sessanta settanta,  era uno fra i complessi industriali migliori al mondo, sia quelle tecnologiche, farmaceutiche, navali e industriali e adesso non abbiamo più niente, ecco l’Italia immobile come quel cittadino che giace sul cartone.  Un pensiero al mio popolo Italiano capace di essere talmente attivo nel lavoro e nel creare che nessun altro popolo è capace ma da quando è stato democratizzato è stato separato fra Nord e Sud, fra destra e sinistra, fra lavoratori privati e statali e diversivi sociali, divisioni costruite per levare forza di reazione e volontà di popolo, per indurlo e privatizzarlo mentalmente della dignità e della moralità da una casta politica evidente agli occhi di tutti. Ci hanno ridotto da formichina a parassiti come quelli che vivono sul corpo di quel personaggio immobile sul quel cartone solo con se stesso fra tante e indifferenti persone.  Settanta anni di libertà e democrazia che io in sessantacinque anni non ho mai vissuto, ha portato la mia Italia nella situazione attuale: decadenza ambientale, distruzione industriale, impoverimento sociale, distruzione delle famiglie e dei valori, all’odio politico e razziale, ci hanno tolto quello che più rappresenta la vera democrazia il lavoro e l’equità sociale, diritti e doveri per tutti i cittadini, leggi uguali per tutti politici e magistrati compresi. Una nazione sovrana deve avere un popolo unito e sovrano che deve essere il solo al di sopra di tutto e di tutti specialmente in politica. Noi popolo dobbiamo avere la forza morale per ritornare un popolo unito e far pulizia di questa casta politica non più amata.  Ci hanno creato un debito pubblico impagabile ci hanno fiscalizzato al 50%, ci hanno fatto suicidare, ci hanno umiliato, hanno tolto credibilità come nazione  e popolo agli occhi del mondo,  ci hanno derubato portati al declino, ci hanno drogati, usati e privati di moralità, la maggior parte dei nostri giovani plagiati fino a fargli credere che tutto gli è dovuto, ci stanno distruggendo come nazione e popolo. In febbraio andiamo a votare ma non serve a niente i giochi sono già fatti; a sinistra fanno del morale devono legalizzare i gay, dare la cittadinanza agli extracomunitari e il popolo italiano deve aspettare ancora le riforme di cui ha bisogno? A destra se destra si può chiamare; prima appoggiano, poi rinnegano, poi vanno in TV a fare spettacolo, poi tutti  insieme ci fanno fessi come sempre dopo le elezioni cambia musicista ma non la musica.  Il sistema non cambierà viviamo in un sistema politico mafioso e anarchico in una democrazia costruita per chi a soldi o appoggi politici il resto siamo come ci hanno detto dei poveracci falliti come quel cittadino sdraiato sul cartone all’uscita della stazione di Santa Maria Novella. Mi definisco antidemocratico e ancor di più contro democrazie come quella costruita in Italia e nelle maggiori nazioni Europee, sono un nazionalista e come tale un fascista mussoliniano e come tale onorerò la mia patria e il popolo Italiano, rispetterò le vigenti leggi pur non condividendole e combatterò per una più giusta e equa società e agirò per sentimento e non per risentimento, anche se ogni giorno vengo infamato da coloro che si sbandierano come portatori di democrazia e poi la conoscono meno di me. Mai sarò complice di coloro che in nome dell’antifascismo e per la democrazia stanno distruggendo l’Italia e il suo popolo. Adesso è notte ma presto tornerà il giorno con ideali di onore lavoro patria e famiglia. Sono cresciuto fascista,  lo sono oggi e morirò  fascista.


                                                                                                                                                                                                         Giampiero Mugelli

lunedì 31 dicembre 2012

Tiratore scelto (o cecchino)


Tiratore scelto, o cecchino, è un soldato speciale addestrato e preparato per colpire di precisione bersagli molto distanti.  La sua arma è un fucile ad alto potenziale, con pallottole blindate ed esplosive, con mirino telescopico (fucile di precisione) e con un tiro efficiente oltre i mille metri.  Vengono addestrati nel camuffamento e nelle ricognizioni; il termine cecchino venne dato nella prima guerra mondiale ai cecchini austroungarici dalle truppe Italiane, deriva da: Cecco Beppe, soprannome che avevano dato all’imperatore Francesco Giuseppe.  Dovevano colpire bersagli di grande importanza come: ufficiali, radiofonisti, mitraglieri o i serventi dei cannoni anticarro e depositi di benzina.  Che uomini erano i cecchini? Chiunque era in grado di fare il cecchino?  No! 
I cecchini erano uomini speciali solo coloro che non avevano sentimenti potevano finire l’addestramento, essi non avevano ne fratelli, padre e madre, amici e fidanzata.  Il fucile era il tutto, era sempre accanto a loro, con loro, non l’avrebbero mai lasciato, pure nel sonno lo tenevano strinto e vicino a loro, sempre oliato e funzionante esso era la morte per gli altri e la vita per loro.  Il cecchino era sempre solo, esso doveva andare oltre le linee nemiche o in ricognizione in silenzio e doveva saper camuffarsi nella posizione presa; lui e il fucile dovevano essere una sola unità; la sua sopravvivenza dipendeva da tutto questo al 99% . Certe volte doveva stare immobile per delle ore sotto la pioggia o il sole, al caldo o con il freddo e pronto a sparare in ogni momento favorevole, ammazzare, ammazzare, senza avere mai incertezza con freddezza, dieci, cento, e altri, poi ancora altri giovani come lui, senza sapere chi erano, se avevano una mamma, moglie e figli che li aspettavano.  Lui non pensava mai a questo, per lui è un tiro a segno, è la sua vita contro la sua morte. Emarginato pure fra le truppe amiche è sempre solo, additato come criminale e assassino. Senza sensibilità, la morte certa a tradimento, improvvisa, inaspettata per coloro che entravano nel mirino del suo fucile. Se scoperto era morte certa per lui, nessuna pietà per i cecchini, i soldati nemici smettevano di sparare solo quando crivellato di colpi giaceva inerme per terra insieme al suo fucile, molte volte senza sepoltura finché sbranato dagli animali il suo corpo veniva sparso per prati e boschi.  Quando si scontravano fra se degli opposti eserciti ne usciva vivo uno solo, il più freddo e calcolatore, il più calmo, chi aveva la forza di stare immobile anche per ore, si cacciavano fra se come bestie feroci fino alla morte di uno di loro.  Solo uomini con requisiti non indifferenti, con i nervi saldi e privi di emozioni, potevano fare certi corsi e certe operazioni, una volta finiti questi corsi e tornati da diverse operazioni pure gli ufficiali temevano questi soldati votati alla morte degli altri oppure della propria.  Non c’è valore che ripaga la morte di una giovane vita, ma la guerra tira fuori la parte bestiale di certi uomini, le debolezze per altri, il tradimento per altri ancora e la paura alla maggior parte.  Poi quando la tempesta e la pazzia della guerra è passata ogni uomo si pulisce delle proprie miserie e colpe, si rimette la propria maschera e si mischia nella massa e nella massa c’è pure il cecchino.

                                                                                                                                          Giampiero Mugelli 

domenica 30 dicembre 2012

Come finirà quest'imbroglio? Cosa sarà dell'Italia?



Mi hanno fatto queste due domande, io ho risposto secondo il mio pensiero ovvero: Non ci sono incertezze , questo potere che cresce nel mondo è uno dei peggiori capitalismi esistiti dal 1900 ad oggi, è un capitalismo che vuole tutto, un capitalismo che porterà molte nazioni del mondo alla colonizzazione. Non più sovrane ma comprate con l’azzeramento del debito pubblico impagabile come quello dell’Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, debito costruito negli anni da governi eletti democraticamente ma costretti all’obbedienza di altri. I nostri governi, pure quelli Europei sono andati oltre oceano “ in America” non certo per fare una girata fuori porta, ma per avere ordini nel comportamento futuro di quel governo. Nel mondo ci sono 30 milioni di organismi economici, 43mila multinazionali transnazionali tutte controllate da un nucleo di 1380 circa di multinazionali che: 1) detengono il 20% del reddito mondiale, 2)si possiedono luna con le altre, 3) in questa unità c’è un’ulteriore unità centrale ed’è proprio in questa unità che decidono cosa deve succedere nel mondo. Sono le tre , quattro banche mondiali che detengono circa il 70% del reddito globale, questi signori riescono ha controllare i vari comparti mondiali cioè: il comparto bellico, il comparto delle industrie alimentari, farmaceutiche,ecc, comparto delle telecomunicazioni,compagnie petrolifere e di conseguenza tutto quello che c’è al mondo e fa reddito. Se investono per salvare delle nazioni in difficoltà danno i soldi alle banche e non sono aiuti, ma prestiti che devono essere restituiti con interessi da strozzinaggio non certo dalle banche ma dal governo di quella nazione che ha accettato il prestito. Nelle nazioni così dette democratiche sono entrati perché padroni. Dove non sono padroni e i governi di quelle nazioni non gli aprono la porta tirano fuori la chiave magica “Democrazia” inventando una guerra per destituire il governo esistente per sostituirlo con un governo ha loro favorevole, vedi: Libia, Egitto ecc; sciogliendo il loro cane l’ America, la mano armata del capitalismo mondiale colei che dal 1940 è sempre in guerra in tutto il mondo ha portare democrazia, cioè il dio quattrino a quelle banche. L’America conta poco, chi conta sono quei pochi che hanno il monopolio delle banche mondiali, coloro che nel 1946 insediarono gli ebrei in una parte del Libano; costruendo la nazione Israele iniziando la guerra infinita fra lo stesso e i paesi Arabi. Sono coloro che sperimentarono la bomba atomica sui civili Giapponesi a Hiroshima e Nagasaki che hanno fatto gettare bombe al Nepal in Vietnam Laos ecc, finanziatori dei colpi di stato in Argentina Grecia ecc; questi potenti possono fare e disfare a loro piacimento e quando troveranno un’altra potenza militare più decisa ha fare il lavoro sporco che ora sta facendo l’America, non avranno scrupoli ad abbandonarla succederà quando vogliono loro, quando il Dollaro non sarà più la moneta di cambio commerciale mondiale. Forse la Cina sarà la nazione ideale, hanno un popolo numeroso, una buona mafia, vivono e procreano in tutti i paesi del Mondo basta renderli più democratici, questo è l’imbroglio!

Nel 1945 l’Italia e l’Europa furono liberate e democratizzate e ancora dopo 70 anni stiamo pagando l’America e il suo capitale per quel fatto penso che sarebbe ora di riappropriarsi della nostra sovranità sia nazionale che Europea, ma non sarà così, resteremo colonia del potere liberale Massonico Sionista che vive e prospera in America. Le torri gemelle sono state il via per portare la recessione reale nel mondo come nel 1929 quando in America chiusero 1500 banche, era il solito capitalismo oggi rafforzato da un comunismo capitalistico come la Cina e l’Italia che hanno preferito il Suv e gli abiti firmati al posto della bicicletta e della divisa di Mao. Ho dovuto lottare, lavorare una vita intera e non potevo studiare, i miei genitori erano contadini, soldi erano scarsi, la mia licenza si ferma alla terza media, ma non importa aver studiato molto per capire che la mia Italia sarà una nazione svenduta, perché abbiamo un debito pubblico che non’è possibile estinguere, anzi aumenta ogni giorno di più, sa fare bene il suo mestiere il bancario Monti. Venduta fu il 25 aprile 1945. Oggi viviamo in una società Liberale Comunista Massonica Sionista perciò il povero sempre più povero ma in compenso sempre più ricchi. L’evidenza è sotto gli occhi di tutti e la viviamo ogni giorno, dispiace questa situazione che farà del male ai nostri figli e nipoti. Cosa sarà dell’Italia?L’Italia diventerà una povera nazione, la strada è tracciata le nostre industrie tecnologiche vendute come le maggiori industrie alimentari le telefonie sono per due terzi in mano straniere, hanno distrutto l’artigianato, le piccole e medie industrie per costruire le multinazionali e grossi centri di distribuzione con il consenso dei sindacati e dei comunisti entrati pure loro nel salotto che conta con: le Coop, Banche e Assicurazioni, perciò chi ha bisogno e deve lavorare ha una sola strada: lavorare per loro e alle loro condizioni, cioè chi lavora avrà da mangiare ho poco più come è l’attuale situazione e sparirà quasi del tutto il sociale oppure ci saranno altri mestieri ma non idonei alle persone oneste. Sappiamo tutti che ci hanno stordito con proclami di democrazia e falsi valori distruggendo le famiglie regolari per qualcosa di innaturale. Non esiste più il buon senso e unione di popolo ci hanno detto che ora siamo un popolo multietnico. Adesso non possiamo fare niente perché abbiamo perso la nostra sovranità e volontà popolare in nome di una falsa democrazia e una società mondiale gestita da uno dei peggiori capitalismi e dalle false democrazie da lui costruite.


  
                                                                                                                              Giampiero Mugelli 

giovedì 20 dicembre 2012

Servono cortei e manifestazioni in piazza?



Un altro sabato a Roma, quattro cortei e manifestazioni in centro, organizzati da politici ho presunti. Migliaia di persone, fra cui tanti giovani che non sanno riflettere sul loro futuro tanto da diventare una massa umana passiva di gruppi politici pronti a tutto. Poteva scapparci la solita guerriglia e ancor peggio il morto, un santo protettore ci ha messo del suo e per fortuna non è successo niente. Ma questa giornata ci porta a riflettere, a farci una domanda: servono veramente i cortei? Ho sarebbe utile vietarli in generale se specialmente rappresentano una minaccia?
Per me si specialmente nei grossi centri come Roma e nelle città chiave della penisola, per la tranquillità e l’ordine pubblico dei cittadini, per non creare caos nel traffico che poi la gente non circola e si fermano le attività cittadine. Non capisco perché si debba scegliere il peggio modo di protestare, uno strumento che produce scontri con la polizia, feriti da ambo le parti,  devastazioni a cose pubbliche e private che nessuno paga e non servono per raccogliere consensi politici. Mi viene da ridere quando vedo la Camusso con la divisa da corteista: felpa rigorosamente rossa, berretto con la visiera al’incontrario, viso da rivoluzionaria che si prepara ha fare assaltare non si sa cosa. Bersani insieme alla Camusso per vedere se prende consensi alle votazioni di primavera, non poteva mancare l’alleato numero uno Nichi Vendola, delfino di quel comunista di Fausto Bertinotti che si crede un politico di rango invece è solo capogruppo di un minigruppo da fumetto e si eccita in molti modi. Ha cosa sono serviti i cortei negli anni passati e oggi stesso? A niente senza un risultato e una logica. Anzi quelli e questi hanno portato disagi, scontri, feriti, guerriglia e odio e negli anni 60/70 ad arrivare agli scontri con spranghe e pistole e morti ammazzati e non ci fu nessuna conquista politica e sociale.
In questo 2012 non si sono viste per fortuna le pistole. Ma abbiamo sotto gli occhi una realtà deprimente, è quella di migliaia di giovani disposti a seguire alla cieca i giocolieri che li usano come arieti contro la polizia e di conseguenza diventano carne da manganello.
I kapò dei centri sociali e di altre sigle sindacali sanno come servirsi di questa massa di ragazzi, li manovrano e li usano senza dare loro nulla in cambio. Questi giovani dovrebbero: studiare, imparare un mestiere per il loro futuro ma non se ne curano gli hanno insegnato che tutto gli sia dovuto. Credono di andare in piazza, oppure occupare le scuole e così migliori la loro vita e l’istruzione pubblica, si fidano di quei professori impreparati oppure perennemente assenteisti, quei professori figli o nipoti dei sessantottini che io ho combattuto. Non capiscono che questa recessione si abbatterà per prima su di loro e li porterà allo sfascio, i partiti e le forze sindacali gli accarezzano il pelo perché sanno che un domani saranno il proseguo di voti e pensieri che servono a loro per sopravvivere. Da persona attempata che a sempre lavorato non riesco a sopportare l’accarezzamento di pelo e le migliaia di parole usate per coccolare questi giovani. Per fortuna non tutti sono così trascinati dalla frantumazione societaria portati dove non c’è nulla per loro. Coloro che non sono stati trascinati, hanno capito che la pasta nel piatto non ci arriva da sola e si danno da fare invece di andare nei cortei e si dedicano ai mille lavori che si possono fare. Confesso che quando questi perduti giovani con una bandiera politica in mano, i caschi in testa vengono picchiati dai poliziotti che hanno aggredito non provo nessun sentimento tranne compassione per loro. I poliziotti picchiano solo chi li aggredisce e distrugge proprietà sociali e private, sto dalla parte della polizia e sono schifato da quei politici che si dichiarano contro la polizia fascista e serva dei padroni, favorevoli a quei giovani che picchiano e distruggono facendoli passare come fautori di democrazia. Troviamo altri metodi di protesta più idonei e costruttivi, togliamo i cortei di vecchia generazione e inconcludenti perché questi giovani abbiano più tempo da dedicare a una più redditizia scelta per il loro avvenire in questi tempi così poco redditizi dove il pane e il companatico scarseggiano per tutti . Coccolare e fare indulgenza per loro è fargli del male, bisogna far capire loro che ogni tanto hanno torto non sempre ragione come gli hanno insegnato coloro che gli usano.

                          
                                                                                                                                   Mugelli Giampiero

venerdì 28 settembre 2012

Storia d'Italia: il Fascismo

Il primo movimento dopo la guerra 1915/18, furono i Fasci Italiani di Combattimento fondati a Milano da Benito Mussolini il 23 marzo1919; presero il nome dal fascio littorio dell’antica Roma, i fasci significavano unione.  IL manifesto dei fasci Italiani di combattimento fu ufficialmente pubblicato su il “Popolo D’Italia” giornale diretto da Benito Mussolini il 6 giugno1919. Avevano aderito ai fasci quei soldati senza lavoro quando il governo Giolitti sfoltì le forze armate per allentare le spese sociali, del governo in grave crisi economica. Essi combattevano i soprusi dei socialisti prima e dei social comunisti dopo nel biennio “rosso” dal 1919 al 1921. IL 10 novembre 1921 si trasformarono in : “Partito Nazionale Fascista”(PNF) vennero avanzate diverse e numerose riforme politiche e sociali per un fronte contro due grandi pericoli di quell’epoca, quella capitalista liberale di destra e quello distruttivo di sinistra il comunismo marxista leninista. Il fascismo fu una forza innovativa sia politica,morale e sociale, antiliberale e antimarxista fu una grande mobilitazione di forze materiali e morali, un movimento politico moderno, nazionalista e rivoluzionario con una concezione totalitaria di stato.  Famiglia, popolo Italiano, Patria e Dio erano le basi fondamentali del fascismo; era un movimento di nuovo ordine e civiltà. Il fascismo fu un modo di organizzare lo stato, la messa in atto di una nazione in un fascio di energie non più separate ma unite e operanti verso un solo scopo: il bene sociale diviso equamente fra popolo e patria.  Il fascismo riteneva che il valore dei cittadini risieda nei doveri verso la nazione e nei sacrifici fatti nei confronti di tutta la collettività popolare della Patria; nazione e popolo così sono legati tra loro indissolubilmente. 
Il fascismo fu anche: ordine, integrità morale, sicurezza sociale, fu lotta vera alla mafia con l’esercito e il prefetto “Mori”detto il prefetto di ferro dove i capi mafiosi furono costretti a fuggire e i manovali della mafia arrestati. Lo sbarco alleato in Sicilia riportò la mafia nel nostro paese riportando “Lucky Luciano” capo indiscusso dell’allora mafia sicula-americana.
Il fascismo fu pure “libertà”non piena e totale, ma piena per chi volle difenderla con coraggio e dignità; garantisce la testimonianza di un antifascista “Benedetto Croce” che diceva: la dittatura fascista è fondata sul consenso delle masse entusiaste facendo il solito percorso e porta a una sola conclusione difficilmente negabile e la garanzia c’era: era nella cultura dei governanti e soprattutto nella volontà di un capo che voleva governare con il consenso del popolo, egli era sempre fra il popolo: chiedeva, parlava e decideva, in quei tempi il popolo Italiano era sovrano come la patria.  Il regime non solo non rendeva obbligatorio il consenso come la storia sostiene ma ammetteva e tollerava pure il dissenso. Mussolini non rompe mai con il principio di democrazia tanto che definirà il fascismo “democrazia organica” oppure vitale nel nome delle masse e nel consenso popolare; e se nel fascismo permane questo principio, di conseguenza il principio fondamentale di libertà.  IL fascismo sapeva che a fianco della libertà ci doveva essere l’altro elemento fondamentale: “l’autorità”che deve trovare riferimento nell’ordine, nel bene sociale equo per tutti, nello sforzo del lavoro per il bene della patria e nella sicurezza sociale e intellettuale delle persone. Il fascismo repubblicano duramente impegnato nella guerra non voluta (ma questa è un’altra storia) e nella guerra civile scopre il valore eterno della libertà e individua il rapporto tra i due valori: l’autorità non deve tagliare la libertà e la libertà non può pensare di fare a meno dell’autorità.
Il fascismo trovò all’inizio un’Italia in piena crisi sociale e di conseguenza senza autorità, perciò dovette per due anni combattere con gli squadristi per ridare libertà e autorità al popolo Italiano con il consenso delle masse; stufe degli scioperi e dei soprusi effettuati da movimenti marxisti e anarchici. La società rimasta senza autorità vive senza dignità e senza di esse è dunque senza libertà. Gli Italiani durante il ventennio fascista non conobbero la paura come qualcuno si ostina a sostenere, ma vissero una vita di intenso lavoro, di straordinarie conquiste giuridiche e sociali, di entusiasmi, di controllato benessere, di progresso e tradizioni, di manifesta partecipazione alla vita pubblica, di quasi totale adesione alla volontà di un capo Benito Mussolini che trasformava la penisola in un cantiere, che trasmetteva l’orgoglio ritrovato di essere Italiani, e di un altro grande e immenso bene godettero gli Italiani,  quello della sicurezza e dell’ordine tanto desiderato e invocato dopo il caos violento dell’Italia prefascista (ambito pure dagli Italiani di oggi) ”Libertà”dell’ordine dunque come puro segno e fondamento di tutte le libertà.  Mussolini e il fascismo nel ventennio trovarono la forza e la volontà con la partecipazione delle masse di risanare la LIRA, ha eliminare il debito pubblico, ad avere il bilancio statale positivo, il PIL più alto d’Europa; oltre cento furono le opere di Mussolini e del fascismo le più innovative del novecento che ancora sono funzionanti. Elenchiamone alcune delle più importanti : le sociali e sanitarie ; (I.N.P.S) (INAIL), settimana lavorativa40 ore, esenzione tributaria per le famiglie numerose, assistenza ospedaliera gratuita, più altre 29. OPERE architettoniche e infrastrutture: bonifiche paludi Pontine, maremmane, e sarde con la fondazione di città; Littoria, Sabaudia,Aprilia,Pomezia ecc. Parchi nazionali: del gran Paradiso, Stelvio, dell’Abruzzo e Circeo, centrali idroelettriche e elettrificazione delle ferrovie illuminazione nelle città, costruzioni di dighe, istituti di ricerca e altre 20. OPERE politiche e diplomatiche: Patti Lateranensi, emanò il codice penale e civile , di navigazione e altri 10.  OPERE economiche e finanziarie: (I.R.I.) (IMI) casse rurali e artigiane,riforma bancaria, parità aurea della LIRA, la battaglia del grano, nel 1929 il mondo del capitalismo è nel caos ma il DUCE risponde con 37 miliardi di lavori pubblici, e in 10 anni vengono costruite scuole con 11mila aule in 277 comuni, 60 mila case popolari che ospitano 215 mila persone, ricostruzione dei paesi terremotati,acquedotti , ospedali, strade statali provinciali e comunali, rimboscamento delle Alpi e delle colline, accordi commerciali con tutti gli stati e pareggio di bilancio già nel 1924. OPERE sportive e culturali: costruzione Autodromo di Monza, ente radiofonico, fondazione istituto LUCE, creazione dell’albo dei giornalisti e i littoriali della cultura e dell’arte. OPERE di utilità varie: Istituzione della guardia forestale,dell’archivio statale, fondazione della FAO, consorzi agrari, Istituto del corpo dei vigili del fuoco, mappò il territorio nazionale compilando le mappe utilizzate ancora oggi e mai aggiornate. Il fascismo e il suo fondatore Benito Mussolini non sono stati un sistema dittatoriale tipo: Hitleriano, tanto meno Marxista Stalinista; la prova lampante è stato il 25 luglio 1943 convocato dal RE comandante delle forze armate Imperatore d’Italia e dell’Impero, fu tradito e arrestato. La storia  insegna che mai nessun dittatore è stato arrestato come lo fu il DUCE. La guerra fu voluta dal RE e Badoglio con altri traditori per far cadere il fascismo; il tradimento fu organizzato 2 anni prima che l’Italia entrasse in guerra (ma è un’altra storia ) il fascismo era e sarà sempre quello che disse il suo fondatore; Cavaliere BENITO MUSSOLINI DUCE D’ITALIA: per il REGIME FASCISTA  NORD E SUD NON ESISTONO: ESISTE L’ITALIA E IL POPOLO ITALIANO.

                                                                                                          
Mugelli Giampiero
 

sabato 1 settembre 2012

Democrazia: un prodotto, un illusione

La democrazia è un articolo di sottomissione, è un prodotto che và sempre verso il fallimento e la storia insegna. La democrazia è il vivere come adesso nel mondo democratico senza regole, stato, giustizia e lavoro. Democrazia è lo sfruttamento del popolo e delle persone oneste, che ti fa credere che sei libero ma poi ti accorgi che non puoi fare niente perché ti tolgono la possibilità se non paghi, corrompi oppure non fai parte di nessuna casta o setta. Democrazia è la conseguenza di un insieme di partiti che uniti si sono fatti stipendi d’oro e privilegi da faraoni sperperando soldi pubblici e fregandosene del popolo, anzi opprimendolo con una politica fiscale sconsiderata, facendo credere che per uscire dalla crisi bisogna aumentare il gettito fiscale. Una crisi costruita dalle banche mondiali, da un capitalismo che vuole essere protagonista del bene e del male di ogni nazione. Ricordiamoci del 1920 storia recente, in Europa le democrazie di allora sono passate alla storia per le disastrose condizioni economiche, pressione fiscale soffocante, inflazione alle stelle, disoccupazione a livelli record, debito estero elevatissimo, scontri di piazza ecc. Poi arrivati all’apice con la crisi mondiale del 1929 l’intolleranza popolare portò i nazionalisti al potere, non alla guerra. I nazionalisti portarono nuovo ordine. Sia la Germania, che l’Italia ripresero vigore e divennero economicamente due nazioni tra le più forti d’Europa, il sistema delle nuove politiche erano gli investimenti con tutti i paesi pure coloro che avevano messo i paletti ai governi di Germania e Italia. Lavoro, meno tasse e banche a disposizione del governo per gli investimenti e il benessere dei cittadini. In Italia nel 1929 mentre imperversava la recessione mondiale e la grande depressione in America, Mussolini investì 40 miliardi di lire nell’industria, nell’agricoltura e nel commercio, ridusse le tasse, fece riforme sociali e creò lavoro per tutti. La guerra la vollero il sionismo mondiale e le nazioni colonialiste Europee, la politica economica nazionalista avrebbe cambiato la situazione economica mondiale perciò Inghilterra e Francia non potevano permettere all’Italia fascista in espansione sia economica che coloniale di mettersi a loro livello e oltre, quindi, per debellare il nazionalismo in Europa dovevano fare la guerra. Prima della guerra il sionismo cercò di debellare il commercio e di non fare accettare moneta tedesca alle nazioni liberali Europee, era il 1935, Mentre in Italia cercarono di metterci alla fame ma Mussolini rispose con la famosa battaglia del grano. Per abbattere il sistema nazionalista di Italia e Germania c’era solo la guerra e fu decisa dal sionismo e dal capitalismo della banca centrale mondiale, alleandosi anche con il comunismo Staliniano, pur di debellare lo spettro del nazionalismo.
Alla fine vinsero la guerra, nel 1948 in Italia nacque la repubblica democratica Italiana, un’Italia non più sovrana ma colonia dell’America in Europa che tutt’ora persiste. Forse era peggio se facevamo parte dell’est Europeo, diventando una nazione satellite del comunismo Staliniano. Il nazionalismo in Italia e in Germania è stato messo al bando, hanno paura. Nel 2012 dopo 67 anni di libertà e democrazia l’Europa è alla fame, sta collassando, le nazioni una dopo l’altra vedono il baratro della disfatta, dell’agonia come continente sovrano. Con belle parole democratiche ci hanno venduto l’Italia e l’Europa, a chi? Al mussulmano. Hanno debellato i governi antagonisti in Africa, mettendo in nome della democrazia governi fantocci per i loro interessi, chi sono? Il capitalismo più perfido, il capitalismo massonico sionista mondiale, dove si è gettata pure la Chiesa, i comunisti del salotto buono, hanno  fatto l’occhiolino al potere e senza vergogna sono saliti sul carro dei vincitori preferendo il  Suv e i vestiti firmati alle biciclette di Mao e alle divise di Stalin.
La storia insegna che con le tasse e i prestiti bancari non si va lontano. Investimenti, lavoro, meno tasse, meno sperpero di soldi pubblici, meno enti inutili, più equità sociale e lavoro. Ripartire con soldi reali, vendiamo tutto quello che è possibile, dimezziamo il debito pubblico, diamo la possibilità agli investitori Italiani e stranieri di investire nel nostro paese facilitandoli con poche tasse e nel modo più veloce a livello burocratico. Diamo un calcio ai sindacati e ai politici corrotti che governano, e mandiamoli a lavorare. Nell’Europa che affonda ci sono “politici” come Bersani e Vendola che vogliono fare la patrimoniale, più tasse, dare altri aiuti ai clandestini, legalizzare le coppie gay, non tutelare il cittadino Italiano e non garantirgli il lavoro. 
Questi nostri politici dovrebbero salvare l’Italia e l’Europa ? Penso che un  buon nazionalismo sarebbe necessario e utile.


   Mugelli Giampiero

Come sfregiare un Pio frate.

Siete mai stati ha San Giovanni Rotondo? È in cima ad una collina spoglia, ci sono rocce, qualche ulivo e ciuffi d’erba qua e là. Il motivo che ci porta lassù è il santuario di Padre Pio, sopra il paese a destra l’immenso ospedale, ai piedi di esso un grande piazzale e la vecchia chiesa. In alto a sinistra costruzioni per uffici e vari ambulatori. Dalla chiesa si scende di qualche metro si entra nella stanza, dove al centro, protetto da una campana di vetro, c’è la cripta dove riposano le spoglie di Padre Pio ben visibili da ogni lato.                                 
Milioni di pellegrini, credenti e non, sono stai negli anni ha rendere omaggio al santo Pio. Era nato ha Pietrelcina il 25 maggio 1887 da povera gente, fin da giovane sentiva il desiderio di portare la parola di Dio alle persone e aiutare i poveri. Nel 1907 entrò in convento e cominciò così a farsi conoscere, le persone parlavano di lui in modo benevolo e carismatico, Dio nella sua saggezza lo aiutò dando a lui fede e volontà, sapeva farsi apprezzare da tutti, sapeva chiedere a coloro che avevano tanto per dare a coloro che non avevano niente. Seppe attirare a se la benevolenza di tutti, e da li cominciò il suo progetto: costruire un ospedale per tutti gli ammalati, una chiesa e uno alloggio per se e i suoi confratelli. 
Questo frate che faceva miracoli e costruiva uno ospedale, osannato da tutti, mise in allarme il vaticano. Il Papa mandò un prete per controllare e indagare, e di li a poco ci furono scontri forti fra il prete e il Pio ma poi fu il prete che cedette ai fatti e alle parole del Pio e in ginocchio chiese perdono e la sua benedizione: Roma aveva perso San Giovanni Rotondo, era di Padre Pio e i suoi confratelli.                              
Padre Pio per se voleva il poco, amava la semplicità e nella sua umile cella, dove parlava con il Padre nei Cieli e con gli Angeli Custodi che ogni sera andavano a trovarlo, le sue mani con le stimmate guarivano bimbi e tutti coloro che chiedevano aiuto, il suo saio era logoro e i sandali vecchi ma i soldi servivano per le costruzioni, per aiutare la povera gente e curare i malati, a lui bastavano quei miseri cenci.  
Quando i fedeli scendevano nella cripta dove al centro era custodita la salma del Santo Pio, potevano inginocchiarsi e vedere la salma sui quattro lati. Laggiù in quel luogo di silenzio, preghiera e pace, dove si percepisce un senso di soave leggerezza, il desiderio di preghiera viene spontaneamente imposto dal cuore e dall’anima. Chi sarà fortunato come lo sono stato io, sentirà un profumo intenso di gigli, azalee e rose. Si dice che chi lo percepisce ha avuto la benedizione del Pio.
Sono un cristiano non praticante della Chiesa Romana, non pratico perché non credo alla loro cristianità, creata nel lusso e nello sfarzo con tante parole e pochi fatti, con i soldi che hanno e non danno. Ma credo a quella cristianità semplice e veritiera, fatta di rinunce e opere, come quella di Padre Pio e Santa Teresa di Calcutta, che hanno dato la vita per la fede e per gli altri, come semplicemente ha vissuto nostro Signore Gesù Cristo che ha redento il mondo con la sua morte. Non dimentichiamo che Gesù è nato in una mangiatoia al freddo e in povertà.  
Anni fa tutto è passato alla Chiesa di Roma nonostante la contrarietà del popolo di San Giovanni Rotondo, tutto è cambiato. Quest’anno ci sono tornato per vedere la chiesa nuova costruita accanto alla vecchia e dove hanno trasferito la salma del Pio.  Grande delusione, i due grandi architetti massoni, Renzo Piano e Marko Rupinik, hanno sfregiato il Pio frate e deturpato la bellezza, questi assassini della religione cristiana, hanno costruito una chiesa che di culto Cattolico non ha niente, in alcune circostanze sembra che ci sono elementi massonici.
 
"Chiesa Viva" scrive:
Nella storia le Chiese sono sempre state a forma di croce, latina o greca. Quella di San Giovanni Rotondo, invece, è a forma di spirale. Un simbolo che è presente nel dizionario massonico e rappresenta, come si legge nello stesso documento, la potenza dinamica del Grande architetto dell’universo, il G.A.D.U. il dio della massoneria. Inoltre, la stessa spirale, formerebbe in maniera precisa un enorme 666, “il marchio della bestia”, il numero del diavolo nell’Apocalisse. 
All’ingresso della chiesa si trova una grande porta in bronzo con una chiara simbologia iniziatica della massoneria, e del percorso che gli adepti dovrebbero condurre. 
E ancora: il tabernacolo, l’area che lo circonda “simboleggia il Tetragrammaton con il suo numero 15 e la sua pretesa di rappresentare tutti e 72 i nomi di Lucifero”. In merito alla croce bronzea presente sull’altare, “Dopo uno studio accurato sui simboli che appaiono sulle cinque parti in cui è divisa la croce, i quattro bracci e l’area della loro intersezione, rappresenta la Loggia dei maestri ed appare in tutta la sua lucida formulazione in tre diversi culti: il culto del fallo, il culto dell’uomo, il culto di Lucifero”. Questi sono solo alcuni dei dettagli studiati dagli esperti di “Chiesa viva”: 62 pagine di ricerca che si concludono con un pensiero che lo stesso Padre Pio scrisse a padre Agostino nell’aprile del 1913: “Quanti disgraziati nostri fratelli corrispondono all’amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell’infame setta della massoneria”.
 
Dalla chiesa si esce, si scende delle scale con una illuminazione accecante in un clima di sfarzo Faraonico, di ricchezza e di ateo, i mosaici color oro e un ciclo di raffigurazioni lungo le pareti di corridoi illuminati ci portano nella sala dove c’è il santo, è tutta chiusa, per vedere il niente bisogna avvicinarsi ha una fessura alta 20cm fatta a “L” (simile ad un noto marcio commerciale americano, che sia pubblicità occulta?) orizzontale e dentro non c’è niente, manca il famoso compasso per dire massoneria. Ma quello che più mi ha colpito fra le tante raffigurazioni, la figura di una mano femminile e nella mano una testata giornalistica Italiana che viene mostrata: “L’unità”. Si signori “L’Unità”, testata giornalistica dell’allora PCI, ai tempi di Padre Pio il PCI e Togliatti erano coloro che magnificavano le dittature comuniste e martirizzavano la Chiesa, venivano dette le famose bugie del comunismo mondiale. Nel 1953 morì Stalin il più grande carnefice della storia umana, “L’Unità” titolò così in prima pagina: “Stalin è morto, gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e il progresso dell’umanità”. Padre Pio conosceva bene l’orrore e le menzogne del comunismo che aveva imposto l’ateismo di stato con stragi e regimi di terrore. E allora cosa rappresenta “L’Unità” in quel percorso faraonico che il Pio frate non avrebbe mai voluto? Il Pio visse per salvare anime qualunque esse fossero e per avvicinare Cristo a tutti, comunisti, atei, massoni, bianchi e neri. Forse quella figura è rappresentativa perche il Santo Pio riuscì a convertire migliaia di comunisti, uomini e donne al credo di Cristo (c’è un vecchio libro che narra storie di queste conversioni di militanti comunisti fin dal 1949) ma questa è storia passata. La recente è davvero macabra e molto irrispettosa nello sfregiare così il ricordo di un santo frate senza pregiudizi e politica, un benefattore della carità cristiana portarlo in un posto faraonico, ateo, massonico e portargli in casa “L’Unità” è spregevole e non sono il solo ha pensarlo. Ma non c’è da meravigliarsi, la Chiesa oggi apre la porta a tutti, la cristianità lascia spazio alla globalizzazione della fede, per la pace comune, l’importante non’è più la fede, ma il dio soldo e il potere. Questo ho visto da tempo nella chiesa e i suoi discepoli; per questo non pratico la chiesa. Ma credo in Cristo nel profumo di Padre Pio e in me stesso.

    

                                                                                                       Mugelli Giampiero