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lunedì 14 maggio 2012

15/05/2012 Festa dell'Autonomia Siciliana

"L'Autonomia speciale è quella particolare forma di governo della Regione Siciliana che fu concessa il 15 maggio 1946 dal re Umberto II di Savoia, disciplinata da uno Statuto speciale (art. 116 della Costituzione Italiana), che la ha dotata di una ampia autonomia politica, legislativa, amministrativa e finanziaria.
Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione Siciliana ha competenza esclusiva (cioè le leggi statali non hanno vigore nell'isola), su una serie di materie, tra cui beni culturali, agricoltura, ambiente, pesca, enti locali, territorio, turismo, polizia forestale. Ogni modifica allo Statuto, trattandosi di legge costituzionale, è sottoposta alla cosiddetta procedura aggravata, cioè a una doppia approvazione, a maggioranza qualificata, da parte delle Camere.
Per quanto riguarda la materia fiscale, la totalità delle imposte riscosse in Sicilia resta nell'isola. Ai sensi degli articoli 36 e seguenti del proprio Statuto (Legge Costituzionale n.2 del 26 febbraio 1948), la Regione siciliana è dotata di completa autonomia finanziaria e fiscale."

Tante belle parole che servono solo a riempire qualche foglio e giustificare una inutile festa.
Queste sopracitate righe dovrebbero rendere la Sicilia un posto migliore, un posto dove la crisi non le fa da padrona, ma purtroppo questo resta un utopia.
Da anni ormai i governi siciliani cercano di far uscire dalla mente degli ignari siciliani questo statuto ormai quasi sconosciuto, e lo usano solo per i loro sporchi interessi.
Mi chiedo perché la Sicilia non è indipendente e autonoma come San Marino? La risposta viene da sola, purtroppo noi siciliani non siamo in grado di gestire questa situazione, finiremo per mangiarci fra di noi come sta già succedendo, "mors tua vita mea".
E allora vorrei chiedere al Presidente Lombardo, è davvero necessaria questa inutile festa dove verranno sprecati tanti soldini pubblici? 
Non è forse meglio far conoscere a tutti i cittadini siculi il loro statuto e metterlo in pratica?
Io non ci trovo nulla da festeggiare, non credo proprio che la Sicilia possa definirsi autonoma...per carità sulla carta lo è.


Alessandro Di Fiore


Democrazia

L’Italia del Re e delle democrazie ha distrutto nel sangue tre generazioni di giovani nella guerra del 1915-1918. Guerra fatta per la sovranità e la sopravvivenza della Patria, ma senza volontà da parte dei generali di risparmiare migliaia di giovane vite umane che furono inutilmente gettate nel tritacarne della guerra. 
Gli effetti della guerra sull’economia e sulla società Italiana furono devastanti, il costo della vita nel 1919 era quattro volte superiore al 1913, mentre incombeva l’enorme aumento del debito pubblico e il deficit di bilancio aveva raggiunto livelli mai pensati, i salari diminuivano e gli stipendi dei dipendenti pubblici vennero bloccati dallo stato. Lo stesso Stato che per alleggerire le spese di bilancio pubblico smobilitò l’esercito. Dei tre milioni di soldati che erano sopravvissuti alla guerra, ne rimasero effettivi un milione, la veloce smobilitazione produsse già nel 1919 due milioni di disoccupati. 
Nel caos e nello scontento della popolazione nacque il biennio rosso “1919-1921”. 
Nel solo 1919 si registrarono 1670 scioperi industriali e 208 scioperi agricoli causati dall’impennata dei prezzi, dallo scarso lavoro, dalla situazione internazionale e dai debiti dell’Italia. In tutta Italia ci furono scioperi esasperati fino ad arrivare al punto in cui la Regia Polizia fu costretta a sparare sul popolo. Furono fatti attentati dall’ala massimalista del partito socialista e da gruppi anarchici con morti e feriti fra la popolazione, insomma oltre la fame e la miseria si era instaurato pure un clima di guerra civile e i  governi democratici di quel periodo non erano in grado di intervenire ne a livello sociale ne per riportare l’ordine pubblico. 
In tre anni cambiarono sette governi : dal governo Orlando, si passa al governo Nitti (23/6/1919), di nuovo Nitti (25/5/1920), Giolitti (15/6/1920), Bonanni (4/7/1921), Facta (26/2/1922) e di nuovo Facta (1/8/1922). 
Ponendosi contro i combattenti (militari disoccupati) fu grande errore dei socialisti prima e dei socialcomunisti poi, da questi reduci spontaneamente nacquero le prime squadre per opporsi ai rossi. Gli Italiani erano stanchi di sangue, soprusi e scioperi senza criterio e fu evidenziato in breve tempo il consenso del popolo per il movimento fascista guidato dal fondatore “Benito Amilcare Andrea Mussolini“. 
Gli 88 fasci iniziali in poco tempo divennero circa 850, da 20mila iscritti 250mila; un movimento radicato nel lavoro, infatti i sindacati fascisti potevano contare su 400mila iscritti contadini e 200mila operai. 
All'inizio il fascismo usò la violenza, ma furono costretti dagli eventi: scriveva Giorgio Bocca non simpatizzante fascista sul “Corriere della sera”: "Il fascismo fu violento e sopraffattore ma lo fu perché trovò davanti a se una sinistra disfattista, antidemocratica, violenta e autoritaria". 
Ma col tempo gli squadristi furono sciolti e l’ordine e la legalità tornarono nella vita sociale degli Italiani, il fascismo così poté lavorare per ridare sicurezza sociale al suo popolo. 
Riuscirono ha rivalutare la Lira, ad avere un PIL alto, ha risanare il debito pubblico, ha fare le riforme sociali più innovative del secolo che ancora oggi sono funzionanti, ha dare unità e sovranità alla Patria.
Era il 1922. Oggi siamo nel 2012 e in questa Repubblica Italiana e in Europa è ritornata la situazione di allora, viviamo in un sistema democratico che come allora non è capace di governare, in Italia abbiamo un debito pubblico da brividi, manca il lavoro, le paghe degli operai sempre più basse, il PIL inesistente gli operai, gli artigiani e le piccole imprese tartassate dalle tasse che inducono le persone oneste ad uccidersi per disperazione causata da uno stato strozzino. Mentre prosperano le mafie, gli speculatori, le caste politiche e sindacali le centinaia di lobby, gli enti inutili che costano milioni l’anno, gli evasori fiscali, come all’ora viviamo nell’incertezza e nel caos. 
Ma la motivazione di tutto questo è sotto gli occhi di tutti, questa Repubblica è figlia dei soliti Rossi antidemocratici, disfattisti, violenti come allora e dei peggiori capitalisti massoni come allora, che hanno lasciato, insieme a coloro che si fecero chiamare “liberatori" o "alleate”, che dal 1945 al 1947 venissero uccisi in Italia e in Europa migliaia di persone in nome di una discriminazione chiamata “Antifascismo”, da coloro che in nome della libertà e della democrazia (la loro) hanno gettato senza coscienza due bombe atomiche su città inermi del Giappone, oppure tonnellate di bombe dirompenti al fosforo sulle città tedesche continuando poi in tutto il mondo con il Nepal e le bombe all’uranio impoverito. La loro democrazia è la sopraffazione dei popoli. 
Democraticamente i nostri politici si sono ritirati nel limbo per lasciare al Re Giorgio la possibilità di fare un governo presidenziale, chi ha messo a Montecitorio? Monti: massone capace di fare lavori sporchi come ha sempre fatto.
 Dalla padella alla brace, come Italiano che ama la patria orgoglioso di essere Italiano vero mi dispero per come sono rappresentato politicamente, perché la mia patria affonderà assieme alla gente onesta che l'ha sorretta fino ad oggi senza mai chiedere niente all’infuori del lavoro e di una sicurezza sociale. Ma solo degrado intellettuale, morale, ambientale e gioventù bruciata dalle discoteche e dalla droga ho visto nel cammino della mia vita, cose positive quasi mai. 
Ma ora abbiamo i Grillini del comico Grillo che ci farà fare qualche risata e ci solleverà da questa merda in cui siamo stati messi. Però pensandoci bene Grillo non ama i confronti, un programma non lo tiene, all’ora coi tempi che corrono pure lui vuol sedersi in quel ristorante ha cinque stelle pagato dai contribuenti che si chiama "Politica democratica Italiana". 
Si cari concittadini siamo nella cacca e se qualcuno non se ne è accorto certamente sentirà la puzza io la sento ha 360 gradi. 
Tanti anni fa ci furono Italiani con gli attributi e Un uomo che risollevò l’Italia e quel gesto gli costò la vita e ancora dopo 80 anni dalla sua morte a qualcuno mette i brividi lungo la schiena 




Giampiero Mugelli

mercoledì 9 maggio 2012

Un eroe costruito


Sui giornali e nelle TV  è stato scritto e dato uno annuncio: è morto a 90 anni Rosario Bentivegna, partigiano dei GAP, eroe della resistenza, partecipò all’attentato di via Rasella a Roma.
 Le mie condoglianze alla sua famiglia, e il massimo rispetto per la persona morta che, anche dopo morto, fa parlare di se.
Napolitano ha avuto parole di elogio, per il partigiano comunista morto definendolo: una persona indiscutibile, del resto Napolitano non poteva dire altrimenti. Ma io come cittadino Italiano, provo dissenso perché proprio a seguito all’attentato di via Rasella, i Nazisti misero in atto la terribile rappresaglia delle Fosse Ardeatine, non’è una polemica la mia, se quei morti innocenti sono morti, una buona percentuale di colpa è dovuta all’attentato che lui e i suoi compagni hanno fatto sapendo bene quali erano le reazioni tedesche: ogni Tedesco morto in attentati 10 Italiani venivano fucilati se l’attentatore non si costituiva. Ma come sappiamo fra quei morti Bentivegna non c’era (una volta fu lui stesso a dire: "La vita di un compagno vale più delle 350 e passa vite sacrificate alle Fosse Ardeatine"). Vorrei portare alla memoria un personaggio che ha a che fare con Bentivegna: pochi sanno che il partigiano comunista uccise, sparandogli con la pistola, un partigiano di 22 anni sottotenente della guardia di finanza Giorgio Barbarisi, egli faceva parte della resistenza Monarchica, cooperava con gli alleati. Nella Roma liberata, un giorno Barbarisi tornando a piedi verso casa sua decise di tagliare per via delle Tre Cannelle, dove era stata aperta la nuova sede de l'Unità, l’ufficiale aveva l’uniforme di ordinanza, vide un manifesto attaccato al muro con scritto W l'Unità, siccome vigeva un’ordinanza che proibiva l’affissione di manifesti politici, ligio al dovere cominciò a strapparlo, fu visto dall'allora fidanzata di Bentivegna che subito corse dal suo uomo gridando: corri c’è un fascista che strappa il manifesto. Bentivegna si avvicinò al finanziere e gli sparò al cuore a bruciapelo il giovane cadde con l’Orta recisa, gli occhi spalancati e meravigliati.
Al processo il pubblico ministero chiese la colpevolezza di Bentivegna, escluso che Barbarisi aveva estratto la pistola ci furono testimonianze di cittadini che confermavano della pistola mai uscita dal fodero ma rubata dal Betivegna. La sentenza parlò di doloroso incidente diede a Bentivegna 18 mesi per eccesso di legittima difesa. La ricostruzione dei fatti sostenne che il finanziere aveva estratto la rivoltella e avesse sparato nonostante oltre alla pistola non furono trovati ne bossoli ne proiettili. L’imputato Bentivegna fu assolto in appello e tornò libero, ha vissuto onorato e decorato come eroe della resistenza, mentre la fidanzata divenne addirittura parlamentare del PCI.
Il mio dissenso è per questo eroe costruito voluto e difeso ancora oggi; mentre per Barbarisi neppure un appunto, eppure ha dato la vita a 22 anni per la libertà, non per mano tedesca ma per errore volontario di un partigiano comunista.
Vorrebbero intitolare una strada all'eroe Bentivegna e allora il mio dissenso diventa rabbia. Ecco coloro che vedono solo la loro storia, ancora oggi dopo 70 anni vorrebbero portare nel limbo il Bentivegna, e gettare nel perpetuo dimenticatoio un’altrettanto partigiano non comunista ma partigiano della resistenza Monarchica. Bentivegna è discutibile come coloro che lo hanno creato eroe. Ecco perché scrivo tutto questo, solo perché oltre al dissenso e alla rabbia provo vergogna e disonore per persone che sono stati dei sanguinari esecutori di una parte politica lavata e stirata, una parte politica con ancora addosso il loro odio e il loro senso di sopraffazione non solo per i fascisti e simpatizzanti, ma anche per coloro che hanno combattuto insieme a loro per fare l’Italia di oggi ma non pensano come loro e sono lontani dal sistema comunista


Mugelli Giampiero

martedì 24 aprile 2012

25 Aprile: riflessione al contrario


Io francamente, non’ho mai capito cosa ci sia da festeggiare il 25 Aprile. Quando ero bimbo e andavo a scuola era una festa che tutti aspettavano in quanto rappresentava una festa come le altre che non erano le domeniche, ma nulla più. Mai fatto niente per ricordare una festa derivante da una guerra dalla quale uscivamo sconfitti e umiliati da una parte e traditori dall’altra! Era un giorno di festa, la mia curiosità di bambino nasceva e moriva all’istante. In Italia nessuno sente propria questa festa, tranne quella parte di mondo politico e istituzionale che da 65 anni specula sulle morti di tanti giovani, padri di famiglia, militari e civili e su questi morti ha costruito ponti di carta, ne ha umiliato il ricordo da una parte e dall’altra e ancora oggi organizza manifestazioni di inutile retorica e un contenuto inutile alla riflessione. IL termine “ liberazione“ e la data 25 Aprile hanno poco in comune: rappresenta semmai la data in cui l’Italia cessò di essere uno stato sovrano e veramente indipendente (ad oggi sono ancora 100 le basi USA in Italia.) Non si può certo definire libero un Paese che, liberato dai Tedeschi, viene occupato da: Americani, Inglesi, Francesi, Australiani, Neozelandesi, Indiani e Marocchini. 
Ad una occupazione ne sono seguite altre sette. E se le cose fossero andate al contrario? Ovvero i Tedeschi avessero rigettato in mare gli alleati, oggi festeggeremo un’altra liberazione, una all’opposto? Il mio giudizio muterebbe ben poco. 
Il nostro è un paese strano: gli oltre 20 milioni di tesserati al partito fascista, costretti o no, scompaiono tanto velocemente quanto le migliaia di partigiani divengono 10 volte tanti dal 25 al 30 aprile 1945. La realtà è che questo paese e i suoi abitanti hanno terminato di essere liberi il 25 Luglio 1943 e cedendo la propria sovranità l’8 Settembre dello stesso anno. La Repubblica Sociale al cento nord, lo Stato Multinazionale al centro sud, la Repubblica Italiana nel 1948 con i brogli (come adesso ) con il referendum fra Monarchia e Repubblica, rappresenta quanto scaturito dai paesi occupanti, e pure quando abbiamo tentato di divenire indipendenti non solo politicamente ma anche nei settori strategici per esempio l’energia, mi viene in mente Enrico Mattei, ci è stato impedito. 
Da tale disastro politico, più che militare, l’Italia non si è più ripresa. La Germania e il Giappone hanno perso la guerra con gli Americani e i Russi, l’Italia l’ha persa con tutti e con essa l’onore. Questo mio pensiero non vuole essere politico: il sottoscritto ha voluto fare il percorso inverso, perciò con diritto a giudicare con competenza l’argomento e il pensiero di cittadino Italiano.

Giampiero Mugelli

venerdì 20 aprile 2012

Giustizia e autodifesa

Non ci si fa giustizia da sé, è vero ma che centra con l’autodifesa che è un diritto. Perché leggi magistrati e una parte di stampa italiana, si sentono autorizzati a condannare chi si è difeso da una illegalità, pronti a dimenticare chi come i due marò, prigionieri in India che ci anno difesi  dall’illegalità?  La giustizia accerta colpevolezze di un imputato, raccoglie prove e testimonianze, agisce con calma, non’è in pericolo fisico (l’imputato). La vittima di un’aggressione, o di una rapina non si fa giustizia da sola, ma si difende, spesso in inferiorità numerica: è minacciata e picchiata sul lavoro o in casa propria da qualcuno che sta commettendo un crimine e deve farla desistere, è nel panico, non solo perché è stata aggredita, ma sa anche grazie a leggi inesistenti e al sentimento di pietà per il colpevole invece che per la vittima se specialmente è extracomunitario. L’aggressore non’è certo della pena. La giustizia dovrebbe essere una certezza dello stato.  La legittima difesa è un diritto del cittadino, pure se può costare la vita del criminale. Colui che và in una casa, oppure nel posto di lavoro a rubare e uccidere, è l’unico responsabile degli eventi e delle conseguenze che avverranno.   In Italia non’è così, le cronache ci mostrano commercianti,  gioiellieri, tabaccai e altre persone che lavorano e faticano sottoposti a processi perché hanno osato reagire, anche uccidendo per non essere uccisi.   Si se uno viene aggredito in casa o sul lavoro, l’aggressore minaccia con un’arma la moglie o ruba oppure tenta di violentare la figlia, l’aggredito ha il diritto di difendersi, di sparare se ha un’arma legalmente denunciata, lo stato dovrebbe tutelare l’aggredito, non accusarlo di  eccesso di difesa come regolarmente avviene.     Stato, giornali, personaggi politicamente corretti, in questa società malata pronti ad accusare il pericoloso pistolero che si è difeso, come se il colpevole dell’aggressione e delle sue paure dipendessero da lui.  
Nello stato, nella giustizia c’è un moralismo di ideologia: il cattocomunismo, quella ideologia che mena la danza: il commerciante è di destra ricco e evasore, il rapinatore è di sinistra, è quasi un eroe specialmente se è extracomunitario, se è rom.  IL primo ha già legalmente rubato, è colpevole di possedere qualcosa, l’altro deve rubare perché è spinto dal bisogno e dall’ingiustizia sociale.  Niente è peggio del moralismo ideologico, e in Italia domina, non fra la gente comune che subisce stancamente e con paura questa ideologia, ma fra coloro che contano, chi amministra la giustizia, chi fa opinione, è lotta di classe, è strascico del 68. Se fra la gente comune qualcuno mugugna o espone pensiero contrario a quella ideologia dominante, diventa razzista, non si può parlare o ragionare.  Per questo che non esiste solidarietà per i rapinati, mentre esiste per i rapinatori e si afferma sempre più. Non’è la pietà e il garantismo, ma è l’ideologia, la falsa coscienza che mena la danza, come ad esempio non siamo a centinaia, migliaia in piazza ha favore dei nostri due soldati prigionieri in India, prigionieri del nostro governo, e di noi stessi cittadini.
                                                                                                                    

Giampiero Mugelli

venerdì 30 marzo 2012

Un lavoro sporco

Nel 2012, in una Nazione che non è più identificata come “Europa” ma come “Terzo Mondo”, il presidente comunista, da l’incarico ad un professore bancario e massone di costruire un governo di non eletti ma di professori e tecnici per fare un lavoro sporco che nessun partito politico voleva fare perché impopolare, cioè tassare quel povero popolo senza toccare privilegi, sprechi di spesa pubblica e ruberie di parassitarie caste.
I risultati sono già visibili: recessione che aumenta ogni giorno, suicidi di imprenditori, aziende che chiudono, incremento dei fallimenti, tassi di disoccupazione mai visti  e inarrestabili; questi prof e tecnici sono entusiasti del proprio operato e proseguono nell’opera risanatrice, ovviamente per il bene del popolo.
Quale popolo? Forse quello extracomunitario, ogni giorno sempre maggiore e inarrestabile, con la benedizione dei politici che silenziosamente si sono ritirati nei loro castelli di una dimensione molto differente dalle case del popolo sovrano, che si è divertito con le comiche del giullare Benigni che ha fatto tanto ridere il presidente e piangere coloro che amano la propria Patria che merita ben altro rispetto, una Patria divisa non solo in Nord e Sud ma anche da Destra e Sinistra. Una sinistra vergognosa che tutela più i clandestini dei suoi concittadini e i suoi soldati, basti pensare quello che è stato detto dei Marò prigionieri in India.
Questo è uno dei tanti lavori sporchi con il consenso della casta politica sindacale e giuridica fatto dal Prof Mario Monti e collaboratori.

Un altro lavoro sporco riguarda sempre il Governo in prima persona ma la responsabilità si allarga anche ad altre categorie. Leggo diversi giornali, ascolto tutti i TG, le decine di dibattiti nelle Tv con politici, banchieri, imprenditori, lavoratori ed economici ma nessuno parla della reale situazione del nostro paese, quali sono i mali reali della nostra società e le vere riforme da fare, sembra che ci sia un tabù, nessuno vuole prendere il cane per la coda ma tutti sanno quali sono i problemi e le contromisure da adottare, ovvero la ripresa economica.
Ma quale è la reale situazione economica del paese? Quanto è il PIL attuale? L’inflazione galoppa al 50% oppure al 100%?
Queste sono le misure della salute dell’Italia e di conseguenza di noi cittadini lavoratori contribuenti, artigiani e piccole industrie, chi sono e se ci sono chi investe soldi nel nostro paese? Il nostro Prof bancario capo del governo presidenziale ha lavorato bene per le banche, per le lobby e per le caste, ma ha messo ulteriori tasse a coloro che non arrivavano a fine mese, oppure ai lavoratori in proprio che ancora resistono prendendo dei mutui al 6%, mentre per i politici ci sono mutui agevolati all’1,25%.
Questo è il sistema massone capitalista delle banche e dei poteri forti. Dall’altra parte c’è il sistema sovietico della CGIL della Camusso e della FIOM di Landini, forti del loro potere, al sindacato rosso non gli frega niente della fine che farà l’Italia e i suoi lavoratori che mai ha protetto ed il perché è visibile, abbiamo gli stipendi e le pensioni più basse d’Europa.
Troppo meglio fare scioperi e proteggere coloro che non vogliono lavorare.

Vorremmo sentire dai nostri politici, dai sindacati che ci saranno meno tasse, paghe e pensioni più eque, più lavoro e meno scioperi, che non ci saranno sprechi di soldi pubblici, sanzioni dure per coloro che rubano, che evadono le tasse, meno soldi per la politica, abolizione di enti inutili e scioglimento di lobby.
Vorremmo sentire che veramente ci sia voglia di uscire da questa situazione dove gli unici ad affondare sono i lavoratori tutti e i cittadini onesti che sono ridotti in povertà dal tiranno che si chiama Stato Democratico, dove ognuno di noi ha rubato così tanto che alla fine abbiamo un debito pubblico stratosferico. Tra questi latri comprendo anche la mia nipotina nata un anno fa, altrimenti il bilancio non quadra.
Basta divisioni politiche, disfattismo e menefreghismo, il popolo italiano, la gente onesta vuole dignità, diritto al lavoro ed equità sociale.
Se tutto questo non è possibile abbiate l’onesta di dire come deve morire il popolo italiano. Non potete ridurre una Nazione e un popolo come è adesso, dove corruzione, mafie, furti, intrallazzi, decadenza morale e intellettuale fanno da padroni.
65 anni di sistema democratico liberal comunista hanno distrutto la prima repubblica, e la seconda non ha fatto tesoro degli sbagli della prima, anzi è stata molto peggio e ci sta portando alla distruzione totale.
Monti ride, è vittorioso, ma viene in mente quel chirurgo che si vantava della buona riuscita dell’operazione, poi alla domanda “Il paziente come sta?” rispondeva “E’ morto”.


Giampiero Mugelli

martedì 27 marzo 2012

L'Europa che non c'è

Il buon senso e il pugno di ferro, non furono sufficienti ad evitare lo svilupparsi della spirale dell’odio che i comunisti erano riusciti ad imporre in tutti i territori italiani nei quali potevano operare.
Il Partito Comunista già nei quarantacinque giorni Badogliani si era riaffacciato sul panorama politico italiano capeggiato da quei professionisti dell’antifascismo provenienti dai militanti fuoriusciti, cioè reduci dalla guerra di Spagna e dalle scuole di terrorismo di Praga e Mosca, e cominciò con il benestare dei governi alleati, per creare il clima di guerra civile di cui aveva bisogno lo schieramento rosso per distruggere la sana gioventù europea, certamente antibolscevica.
Altrettanto serviva agli Angloamericani per indebolire le generazioni che dopo la guerra avrebbero potuto ricostruire l’Europa libera.
La guerra civile giovava ed era necessaria solo ai nemici della civiltà Europea, e adesso nel 2012 ne è la prova lampante l’Europa che non c’è.

L’Italia Fascista, nel ventennio era un blocco unito e orgoglioso della sua storia, stimata e rispettata nel mondo. Uno dei tanti che hanno fatto il fascismo, Pavolini, un fiorentino come me, una persona tutta d’un pezzo, quando divenne capo del Fascismo fiorentino e dopo ministro della cultura fondò il Bargello, ritrovo di  intellettuali e scrittori, ospitava pure coloro che non erano fascisti, poi diede vita al prestigioso “Maggio musicale fiorentino”, “La fiera del libro”, “Il calcio in costume fiorentino”, “La mostra dell’artigianato a Ponte Vecchio”, il vecchio circuito automobilistico del Mugello, la costruzione dello stadio a Campo Marte, l’Autostrada Firenze – Mare e la costruzione di 4000 vani l’anno di edilizia popolare.

Uno dei tanti gerarchi, chiamiamoli gerarchi i collaboratori del Duce, individualisti, arrivisti, ambiziosi ma coraggiosi, generosi, eroici e mai ladri. Nel dopo guerra abbiamo avuto politici vili, neghittosi, antipatrioti (dell’Italia non importa a nessuno) e ladri.

Per coloro che non hanno capito il fascismo, quel fascismo Littorio che ha fatto di tanti gerarchi dei giganti (escluso i traditori), il fascismo è stato l’innovazione, lo spirito popolare, l’onore, il senso della Patria, il bene sociale, il lavoro e il coraggio. Il Fascismo alle origini aveva ereditato uno Stato in miseria non più concepibile ma in pochi anni nonostante la crisi mondiale, aveva raggiunto il pareggio del bilancio nazionale, la rivalutazione della Lira e una ripresa economica fino a raggiungere il 36% del PIL nazionale, arrivando poi alle grandi trasformazioni e opere sociali per il popolo (su internet basta cliccare “ Opere sociali del Ventennio Fascista” per vedere le 100 e oltre opere fatte in un momento di recessione mondiale).

Nel 1920 la situazione dell’Italia senza lavoro aveva facilitato lo sviluppo delle leghe socialiste e dal 1921 delle leghe  comuniste. Sulla scia di facili vittorie, i capi locali, come in ogni socialismo,  cominciarono a spadroneggiare e imporre le proprie idee con la sopraffazione, la prepotenza e gli eccidi. I rossi devastavano le campagne tagliando le viti, distruggendo i raccolti, danneggiando le stalle, vietando la mungitura, impedendo la rinascita dell’industria con scioperi prepotenti e impopolari. Mentre i fascisti rispondevano con gli squadristi contro la mobilitazione degli scioperi e i raid nelle campagne per consentire il regolare svolgimento della vita sociale.

Negli anni 1920, 1921 nascono gli squadristi che rendono l’Italia ripulita dai delinquenti e dai soprusi dei rossi, essi vedono il processo di rinascita sotto gli occhi di tutti gli italiani.
I fascisti non erano agli ordini di nessuno, ne degli agrari ne tanto meno della Confindustria ma solo agli ordini degli interessi della produzione, unica fonte di ricchezza, del benessere del popolo, e con ogni mezzo contrastavano le prepotenze dei rossi.

Forze nazionali ed equilibrate fanno assumere al Fascismo un volto e una personalità ben precisa, rivolta al benessere del popolo e alla grandezza della Patria.

Questo articolo l’ho scritto per i giovani che sono stati ingannati dalla storia dei vincitori, per gli smemorati e per coloro che non sanno niente del passato recente, non sanno di un ventennio di storia italiana.
Il Ventennio Littorio Fascista del Duce Benito Amilcare Andrea Mussolini.

Sugli attuali e passati governi italiani della Repubblica Italiana democratica non ci sono commenti, basti pensare e guardare come è ridotta l’Italia e il suo popolo, nella povertà, nel declino sociale e morale, nell’anarchia totale, nello sfruttamento del suo popolo migliore )i lavoratori e le persone oneste). Basti pensare alla prima repubblica, la seconda ancora peggio. Secondo me, il Fascismo ha dato molto al popolo italiano, il Re e Badoglio gli hanno dato la guerra e il tradimento: la guerra voluta dal Re quando la Germania conquistava l’Europa, e poi il tradimento il 25 luglio con l’arresto di Mussolini e il tradimento dell’8 settembre 1943. Da quel momento la stima dell’Italia nel mondo è sempre diminuita fino ad arrivare alla considerazione di una Italia mafiosa, corrotta e non considerata.
Non sarebbe questo il suo ruolo nel mondo se non fosse così mal rappresentata politicamente.



Giampiero Mugelli