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venerdì 31 agosto 2012

Guerra civile a sinistra

Guerra civile a sinistra, la campagna elettorale è partita bene fra i compagni, odio e rabbia sono esplose come un vulcano eruttando senza limiti insulti da scaricatori di porto dell’ottocento, proposte serie per sostituire questo governo tecnico affamatore zero! Non esistono. Bersani, Di Pietro, Grillo pieni di rabbia col viso paonazzo fanno a chi strilla di più. Si insultano come se non sapessero che autunno tremendo,che inverno spaventoso ci sarà: la produzione industriale all’ultimo posto in Europa, il prodotto interno lordo fermo al 2008, il paese in recessione senza freno, il debito pubblico sulla soglia del baratro, la disoccupazione all’11%, l’immobiliare al crollo, l’industria verso il deragliamento (L’ILVA).
E loro si insultano con il solito linguaggio stalinista che per anni hanno riservato al nemico , all’avversario politico: nano, pedofilo, dittatore, mafioso ecc  se partiamo dagli ultimi anni. Se partiamo dal “migliore” il sovietico Togliatti, ci vorrebbero pagine intere per descrivere le volgarità uscite da quelle bocche. Ora che il figlio sporco, brutto e cattivo “Grillo” sputa sul padre Bersani, ora che il pupillo Di Pietro salvato dalla toga e presentato in Mugello e Sesto Fiorentino come uomo nuovo della sinistra, coltivato con amore, tollerando tutte le magagne si è schierato contro il buon Bersani sono impazziti. Pure a livello editoriale sono in guerra; Repubblica accusa il Fatto Quotidiano di rappresentare la destra peggiore, il Fatto accusa Repubblica di scrivere articoli staliniani, è orribilmente chiaro che in una classe politica così disastrata che arriva ha darsi del comunista, fascista, piduista e zombi senza ritegno con odio e rabbia come tutti abbiamo visto non possiamo aspettarci niente di positivo. Di Pietro dopo che ha affermato in una intervista: “Bersani si comporta come il bue che dice cornuto all’asino”, riafferma che lui non vuole stare con Bersani, perché avere una sinistra che non fa le cose di sinistra non serve ha niente. In 50 anni di politica sinistra la gente ha visto solo disastri caro Tonino, oltre ha essere una casta siete dei piduisti (si dice così oggi se non sbaglio) a coloro che trovano accordi  “oggi dai una cosa a me, domani darò una cosa a te”. In quanto ai fascisti: voi non solo insultate coloro che non vanno a votare, ma anche coloro che votano contro di voi ma pure i fascisti quelli veri coloro che ogni giorno vorrebbero il ventennio dove, ordine, lavoro, legalità e democrazia esisteva con il consenso del popolo. Siete voi adesso i comunisti del Biennio Rosso che impedivano con la forza agli operai di lavorare, ai contadini di mungere le mucche e cogliere l’uva coloro che il popolo stanco non voleva più, oggi il popolo stanco non vi vuole più siete voi che infliggete soprusi e affamate il popolo Italiano, siete voi che privilegiate i clandestini agli Italiani, che fate razzismo fra voi, siete l’esempio dello sfascio e del caos, della non politica, del menefreghismo, siete i padri delle divisioni state dando prova ogni giorno. Papà Bersani ha dichiarato alla festa democratica che fra Pier Casini e Vendola preferisce il secondo, si ricordi papà Bersani che Vendola il parolaio del SEV (Sinistra Ecologica e Vendola), delfino del parolaio rosso Faustino Bertinotti che guarda caso di recente fece cadere il Governo Prodi di cui ne faceva parte e poi del comunista D’Alema  che senza consensi si dichiarò capo del governo, il buon Faustino li fece cadere perché non vennero accettate alcune sue richieste. Una serpe fra gli striscianti è Vendola pronto ha mordere pure papà Bersani se non si adatta ai ricatti del parolaio.
Voi tutori difensori dei lavoratori sapete che circa 120 minatori del Sulcis sono da una settimana ha 375 metri sotto terra per difendere il loro posto di lavoro e voi rispondete con il folletto benigni alla festa del PD? Dove sono la Camusso, l’irremovibile Landini e i sempre presenti protestanti della Val di Susa? Andare in Sardegna con questo caldo è un dispendio di energie una spesa che non vale la pena affrontare, meglio i salotti buoni del potere, poi hanno scelto il momento peggiore  per manifestare e senza il vostro permesso vero? Grazie per l’ennesima sceneggiata, un’altra prova di bella politica a livello nazionale e internazionale di una sinistra Italiana stalinista, antidemocratica, disfattista e bugiarda.
Il popolo Italiano ringrazia.                                           

                                                                                               Mugelli Giampiero

Storia Italiana: 8 settembre 1943

Una data storicamente divisa in due parti: da una parte, il tradimento, la perdita della sovranità e dell’onore da parte dell’Italia, dall’altra l’Italia baldracca che ha ceduto alle lusinghe del più forte. 
”L’8 settembre 1943,” il tradimento, già preparato nel 1939-40 da figuri che non esitarono a tradire mentre ricoprivano incarichi di comando ad altissimi livelli. Il 28 ottobre 1922 il Re ordina al regio esercito: “lasciate che Benito Mussolini e le camice nere entrino ha Roma” - e il 17 novembre 1922 Mussolini ottiene la fiducia e diventa il nuovo governo Italiano. Governo voluto dal re e dai poteri forti, i grandi proprietari terrieri e industriali, per paura dei movimenti rossi filo sovietici che potevano andare al governo. Il governo fascista fu un movimento innovativo, totalitario ma con il consenso delle masse e del popolo con il passare degli anni. Cosa che non piacque al Re, Badoglio e a coloro che lo appoggiarono per formare il governo.
Egli era diventato un uomo del popolo, della provvidenza dichiarava la Chiesa, troppo potere. La storia scritta dei vincitori sostiene che la guerra e l’alleanza con l’Asse la volle Mussolini ma non’è così: quando i tedeschi stavano conquistando l’Europa volle pure il Re allearsi per dividere il potere di Re e Imperatore, comandante supremo delle Regee Forze Militari Italiane, la dichiarazione di guerra certamente toccava al capo del governo dichiararla così nel bene ho nel male le conseguenze se le assumeva colui che aveva fatto la dichiarazione.
La guerra cadde ha fagiolo per il Re e Badoglio per levarsi di torno Mussolini e il fascismo; avevano già organizzato il tradimento fin dal 1939-40, come? Con il sistema spionistico militare e organizzativo mettendo persone fidate nei posti nevralgici delle forze armate, facendo sabotaggi militari e industriali. La prova lampante è stata il 25 luglio 1943 con l’arresto del Duce con la scusa di una convocazione da sua maestà, annunciando alla radio che il governo era in mano al maresciallo Badoglio conclusasi l’8 settembre 1943 dopo che il Re e Badoglio fuggirono a Brindisi, sotto protezione delle Forze Armate americane lasciando l’Italia, il suo popolo e il Regio Esercito, marina e aviazione in balia di loro stessi. Era caduto il fascismo, l’Italia perdeva la sua sovranità e l’onore ed entra in scena l’Italia del tradimento, l’Italia baldracca, che senza dignità ha ceduto alle lusinghe del più forte. Gli esecutori del tradimento chi furono? Diversi gerarchi del consiglio fascista, neppure degni di essere nominati, nominiamo alcuni dei più importanti: i fratelli Marcello e Massimo Girosi.
Marcello spia al servizio degli Stati Uniti, è stato decorato dai suoi padroni della “Silver Star” con la seguente motivazione: “Per avere contribuito a staccare il comando della flotta Italiana del regime fascista e per aver assicurato alla marina Americana importanti piani della marina militare Italiana con la complicità del fratello Massimo”.  Massimo: Ammiraglio della regia marina e nel 1942 inserito nell’alto comando navale Italiano, così si spiega il perché la marina Italiana non si è mai mossa ha contrastare le navi alleate poi consegnata quasi intatta senza mai combattere agli alleati dopo la capitolazione dell’Afraka Korps avvenuto nel maggio 1943. Mai una sola petroliera, mai una nave da trasporto o uno aereo da trasporto di cui gli alleati non conoscessero l’ora di partenza e l’esatta posizione della rotta per i rifornimenti delle truppe in Africa, fatti accertati senza dubbi da coloro che hanno avuto la fortuna di sopravvivere. Ma quanti giovani soldati Italiani sono morti per uno sporco tradimento. Tra i nomi celebri delle spie al servizio degli angloamericani: il generale Efisio Marras addetto militare a Berlino uomo di fiducia del maresciallo Pietro Badoglio, dopo la guerra fu elevato: capo di stato maggiore dell’esercito e per i servizi resi durante la guerra fu decorato dagli Americani. L’ammiraglio  Franco Maugeri capo del servizio segreto della regia marina dal 21 marzo 1941, dopo la guerra fu nominato Capo di Stato della Marina Italiana. Gli Americani lo decorarono con: ”La Legione al Merito per i servizi resi al governo Americano come capo dello spionaggio navale Italiano”. C’è un bellissimo libro intitolato “L’ombra di giuda” di Pietro Caporilli, che svela l’ignobile retroscena dell’ammiraglio traditore e altre persone di minore spessore ma non per questo meno vili.
L’8 settembre è la data del tradimento voluto, frutto di uno sporco lavoro, per cambiare l’Italia, dividerla, per distruggere e incolpare il fascismo. Programmato dal sionismo e dalla massoneria mondiale, per dividere l’Italia in due fazioni: antifascista e fascista sviluppata e voluta in una guerra civile in nome di una libertà fasulla nata con una discriminazione ”Antifascismo” in nome di ciò ci furono centinaia di vedove, vedovi e bimbi orfani e privati dei fratelli i loro cari vennero uccisi perché avevano combattuto nell’RSI oppure lavorato per il governo fascista o avevano avuto la tessera fascista. Uccisi e fatti sparire, ancora oggi tante famiglie non sanno dove poter portare un fiore e una preghiera ai loro morti.  In quanto al tradimento dell’8 settembre 1943 i generali delle forze armate alleate che divennero poi nostri alleati cosi furono i loro commenti: il generale Esenhower comandante delle forze alleate in Europa sul suo diario scriveva: “il tradimento dell’Italia è stato un brutto affare, una delle pagine più buie della storia di questa guerra solo il sacrificio dei militi del RSI ha permesso all’Italia di avere un briciolo di onore”- Il giudizio non cambia da parte degli Inglesi il generale Alexander Harold comandante in capo delle forze armate in Italia disse: ”Il fatto che il governo Italiano decise di capitolare non perché incapace di offrire ulteriore resistenza, ma era venuto come in passato il momento di passare dalla parte dei vincitori.” - IL maresciallo Montgomery detto Monti, fu il più chiaro nel dire: ”Il voltafaccia dell’Italia fu il più grande tradimento della storia.” - tratto dal libro “Le Armate alleate in Italia” di Alexander Harold.
I Russi non qualificarono diversamente l’infame gesto: ”l’Italia fu fedele al suo carattere di sciacallo sempre in cerca di compenso per il suo tradimento” - di Potenki ambasciatore Sovietico a Roma.
Tutto questo è storia nascosta per 60 anni, vorrei che tutte queste verità venissero discusse nelle scuole per  giustizia e dovere a quei ragazzi morti inutilmente in tutta Europa, e ai nostri soldati che sono morti ingannati e annegati per portare viveri e tutte le necessità ai  combattenti in Africa, a tutti i civili che dal 1945 al 1947 sono morti in una guerra civile a una sola corsia “Uccidere un fascista non’è reato” dicevano i liberatori dell’attuale mondo.
Questa è una grande ferita nell’animo e nel mio essere  ITALIANO e RISPETTOSO della PATRIA                                                                                            
                                                                                                                        
                                                                                                                      Mugelli Giampiero

lunedì 14 maggio 2012

15/05/2012 Festa dell'Autonomia Siciliana

"L'Autonomia speciale è quella particolare forma di governo della Regione Siciliana che fu concessa il 15 maggio 1946 dal re Umberto II di Savoia, disciplinata da uno Statuto speciale (art. 116 della Costituzione Italiana), che la ha dotata di una ampia autonomia politica, legislativa, amministrativa e finanziaria.
Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione Siciliana ha competenza esclusiva (cioè le leggi statali non hanno vigore nell'isola), su una serie di materie, tra cui beni culturali, agricoltura, ambiente, pesca, enti locali, territorio, turismo, polizia forestale. Ogni modifica allo Statuto, trattandosi di legge costituzionale, è sottoposta alla cosiddetta procedura aggravata, cioè a una doppia approvazione, a maggioranza qualificata, da parte delle Camere.
Per quanto riguarda la materia fiscale, la totalità delle imposte riscosse in Sicilia resta nell'isola. Ai sensi degli articoli 36 e seguenti del proprio Statuto (Legge Costituzionale n.2 del 26 febbraio 1948), la Regione siciliana è dotata di completa autonomia finanziaria e fiscale."

Tante belle parole che servono solo a riempire qualche foglio e giustificare una inutile festa.
Queste sopracitate righe dovrebbero rendere la Sicilia un posto migliore, un posto dove la crisi non le fa da padrona, ma purtroppo questo resta un utopia.
Da anni ormai i governi siciliani cercano di far uscire dalla mente degli ignari siciliani questo statuto ormai quasi sconosciuto, e lo usano solo per i loro sporchi interessi.
Mi chiedo perché la Sicilia non è indipendente e autonoma come San Marino? La risposta viene da sola, purtroppo noi siciliani non siamo in grado di gestire questa situazione, finiremo per mangiarci fra di noi come sta già succedendo, "mors tua vita mea".
E allora vorrei chiedere al Presidente Lombardo, è davvero necessaria questa inutile festa dove verranno sprecati tanti soldini pubblici? 
Non è forse meglio far conoscere a tutti i cittadini siculi il loro statuto e metterlo in pratica?
Io non ci trovo nulla da festeggiare, non credo proprio che la Sicilia possa definirsi autonoma...per carità sulla carta lo è.


Alessandro Di Fiore


Democrazia

L’Italia del Re e delle democrazie ha distrutto nel sangue tre generazioni di giovani nella guerra del 1915-1918. Guerra fatta per la sovranità e la sopravvivenza della Patria, ma senza volontà da parte dei generali di risparmiare migliaia di giovane vite umane che furono inutilmente gettate nel tritacarne della guerra. 
Gli effetti della guerra sull’economia e sulla società Italiana furono devastanti, il costo della vita nel 1919 era quattro volte superiore al 1913, mentre incombeva l’enorme aumento del debito pubblico e il deficit di bilancio aveva raggiunto livelli mai pensati, i salari diminuivano e gli stipendi dei dipendenti pubblici vennero bloccati dallo stato. Lo stesso Stato che per alleggerire le spese di bilancio pubblico smobilitò l’esercito. Dei tre milioni di soldati che erano sopravvissuti alla guerra, ne rimasero effettivi un milione, la veloce smobilitazione produsse già nel 1919 due milioni di disoccupati. 
Nel caos e nello scontento della popolazione nacque il biennio rosso “1919-1921”. 
Nel solo 1919 si registrarono 1670 scioperi industriali e 208 scioperi agricoli causati dall’impennata dei prezzi, dallo scarso lavoro, dalla situazione internazionale e dai debiti dell’Italia. In tutta Italia ci furono scioperi esasperati fino ad arrivare al punto in cui la Regia Polizia fu costretta a sparare sul popolo. Furono fatti attentati dall’ala massimalista del partito socialista e da gruppi anarchici con morti e feriti fra la popolazione, insomma oltre la fame e la miseria si era instaurato pure un clima di guerra civile e i  governi democratici di quel periodo non erano in grado di intervenire ne a livello sociale ne per riportare l’ordine pubblico. 
In tre anni cambiarono sette governi : dal governo Orlando, si passa al governo Nitti (23/6/1919), di nuovo Nitti (25/5/1920), Giolitti (15/6/1920), Bonanni (4/7/1921), Facta (26/2/1922) e di nuovo Facta (1/8/1922). 
Ponendosi contro i combattenti (militari disoccupati) fu grande errore dei socialisti prima e dei socialcomunisti poi, da questi reduci spontaneamente nacquero le prime squadre per opporsi ai rossi. Gli Italiani erano stanchi di sangue, soprusi e scioperi senza criterio e fu evidenziato in breve tempo il consenso del popolo per il movimento fascista guidato dal fondatore “Benito Amilcare Andrea Mussolini“. 
Gli 88 fasci iniziali in poco tempo divennero circa 850, da 20mila iscritti 250mila; un movimento radicato nel lavoro, infatti i sindacati fascisti potevano contare su 400mila iscritti contadini e 200mila operai. 
All'inizio il fascismo usò la violenza, ma furono costretti dagli eventi: scriveva Giorgio Bocca non simpatizzante fascista sul “Corriere della sera”: "Il fascismo fu violento e sopraffattore ma lo fu perché trovò davanti a se una sinistra disfattista, antidemocratica, violenta e autoritaria". 
Ma col tempo gli squadristi furono sciolti e l’ordine e la legalità tornarono nella vita sociale degli Italiani, il fascismo così poté lavorare per ridare sicurezza sociale al suo popolo. 
Riuscirono ha rivalutare la Lira, ad avere un PIL alto, ha risanare il debito pubblico, ha fare le riforme sociali più innovative del secolo che ancora oggi sono funzionanti, ha dare unità e sovranità alla Patria.
Era il 1922. Oggi siamo nel 2012 e in questa Repubblica Italiana e in Europa è ritornata la situazione di allora, viviamo in un sistema democratico che come allora non è capace di governare, in Italia abbiamo un debito pubblico da brividi, manca il lavoro, le paghe degli operai sempre più basse, il PIL inesistente gli operai, gli artigiani e le piccole imprese tartassate dalle tasse che inducono le persone oneste ad uccidersi per disperazione causata da uno stato strozzino. Mentre prosperano le mafie, gli speculatori, le caste politiche e sindacali le centinaia di lobby, gli enti inutili che costano milioni l’anno, gli evasori fiscali, come all’ora viviamo nell’incertezza e nel caos. 
Ma la motivazione di tutto questo è sotto gli occhi di tutti, questa Repubblica è figlia dei soliti Rossi antidemocratici, disfattisti, violenti come allora e dei peggiori capitalisti massoni come allora, che hanno lasciato, insieme a coloro che si fecero chiamare “liberatori" o "alleate”, che dal 1945 al 1947 venissero uccisi in Italia e in Europa migliaia di persone in nome di una discriminazione chiamata “Antifascismo”, da coloro che in nome della libertà e della democrazia (la loro) hanno gettato senza coscienza due bombe atomiche su città inermi del Giappone, oppure tonnellate di bombe dirompenti al fosforo sulle città tedesche continuando poi in tutto il mondo con il Nepal e le bombe all’uranio impoverito. La loro democrazia è la sopraffazione dei popoli. 
Democraticamente i nostri politici si sono ritirati nel limbo per lasciare al Re Giorgio la possibilità di fare un governo presidenziale, chi ha messo a Montecitorio? Monti: massone capace di fare lavori sporchi come ha sempre fatto.
 Dalla padella alla brace, come Italiano che ama la patria orgoglioso di essere Italiano vero mi dispero per come sono rappresentato politicamente, perché la mia patria affonderà assieme alla gente onesta che l'ha sorretta fino ad oggi senza mai chiedere niente all’infuori del lavoro e di una sicurezza sociale. Ma solo degrado intellettuale, morale, ambientale e gioventù bruciata dalle discoteche e dalla droga ho visto nel cammino della mia vita, cose positive quasi mai. 
Ma ora abbiamo i Grillini del comico Grillo che ci farà fare qualche risata e ci solleverà da questa merda in cui siamo stati messi. Però pensandoci bene Grillo non ama i confronti, un programma non lo tiene, all’ora coi tempi che corrono pure lui vuol sedersi in quel ristorante ha cinque stelle pagato dai contribuenti che si chiama "Politica democratica Italiana". 
Si cari concittadini siamo nella cacca e se qualcuno non se ne è accorto certamente sentirà la puzza io la sento ha 360 gradi. 
Tanti anni fa ci furono Italiani con gli attributi e Un uomo che risollevò l’Italia e quel gesto gli costò la vita e ancora dopo 80 anni dalla sua morte a qualcuno mette i brividi lungo la schiena 




Giampiero Mugelli

mercoledì 9 maggio 2012

Un eroe costruito


Sui giornali e nelle TV  è stato scritto e dato uno annuncio: è morto a 90 anni Rosario Bentivegna, partigiano dei GAP, eroe della resistenza, partecipò all’attentato di via Rasella a Roma.
 Le mie condoglianze alla sua famiglia, e il massimo rispetto per la persona morta che, anche dopo morto, fa parlare di se.
Napolitano ha avuto parole di elogio, per il partigiano comunista morto definendolo: una persona indiscutibile, del resto Napolitano non poteva dire altrimenti. Ma io come cittadino Italiano, provo dissenso perché proprio a seguito all’attentato di via Rasella, i Nazisti misero in atto la terribile rappresaglia delle Fosse Ardeatine, non’è una polemica la mia, se quei morti innocenti sono morti, una buona percentuale di colpa è dovuta all’attentato che lui e i suoi compagni hanno fatto sapendo bene quali erano le reazioni tedesche: ogni Tedesco morto in attentati 10 Italiani venivano fucilati se l’attentatore non si costituiva. Ma come sappiamo fra quei morti Bentivegna non c’era (una volta fu lui stesso a dire: "La vita di un compagno vale più delle 350 e passa vite sacrificate alle Fosse Ardeatine"). Vorrei portare alla memoria un personaggio che ha a che fare con Bentivegna: pochi sanno che il partigiano comunista uccise, sparandogli con la pistola, un partigiano di 22 anni sottotenente della guardia di finanza Giorgio Barbarisi, egli faceva parte della resistenza Monarchica, cooperava con gli alleati. Nella Roma liberata, un giorno Barbarisi tornando a piedi verso casa sua decise di tagliare per via delle Tre Cannelle, dove era stata aperta la nuova sede de l'Unità, l’ufficiale aveva l’uniforme di ordinanza, vide un manifesto attaccato al muro con scritto W l'Unità, siccome vigeva un’ordinanza che proibiva l’affissione di manifesti politici, ligio al dovere cominciò a strapparlo, fu visto dall'allora fidanzata di Bentivegna che subito corse dal suo uomo gridando: corri c’è un fascista che strappa il manifesto. Bentivegna si avvicinò al finanziere e gli sparò al cuore a bruciapelo il giovane cadde con l’Orta recisa, gli occhi spalancati e meravigliati.
Al processo il pubblico ministero chiese la colpevolezza di Bentivegna, escluso che Barbarisi aveva estratto la pistola ci furono testimonianze di cittadini che confermavano della pistola mai uscita dal fodero ma rubata dal Betivegna. La sentenza parlò di doloroso incidente diede a Bentivegna 18 mesi per eccesso di legittima difesa. La ricostruzione dei fatti sostenne che il finanziere aveva estratto la rivoltella e avesse sparato nonostante oltre alla pistola non furono trovati ne bossoli ne proiettili. L’imputato Bentivegna fu assolto in appello e tornò libero, ha vissuto onorato e decorato come eroe della resistenza, mentre la fidanzata divenne addirittura parlamentare del PCI.
Il mio dissenso è per questo eroe costruito voluto e difeso ancora oggi; mentre per Barbarisi neppure un appunto, eppure ha dato la vita a 22 anni per la libertà, non per mano tedesca ma per errore volontario di un partigiano comunista.
Vorrebbero intitolare una strada all'eroe Bentivegna e allora il mio dissenso diventa rabbia. Ecco coloro che vedono solo la loro storia, ancora oggi dopo 70 anni vorrebbero portare nel limbo il Bentivegna, e gettare nel perpetuo dimenticatoio un’altrettanto partigiano non comunista ma partigiano della resistenza Monarchica. Bentivegna è discutibile come coloro che lo hanno creato eroe. Ecco perché scrivo tutto questo, solo perché oltre al dissenso e alla rabbia provo vergogna e disonore per persone che sono stati dei sanguinari esecutori di una parte politica lavata e stirata, una parte politica con ancora addosso il loro odio e il loro senso di sopraffazione non solo per i fascisti e simpatizzanti, ma anche per coloro che hanno combattuto insieme a loro per fare l’Italia di oggi ma non pensano come loro e sono lontani dal sistema comunista


Mugelli Giampiero

martedì 24 aprile 2012

25 Aprile: riflessione al contrario


Io francamente, non’ho mai capito cosa ci sia da festeggiare il 25 Aprile. Quando ero bimbo e andavo a scuola era una festa che tutti aspettavano in quanto rappresentava una festa come le altre che non erano le domeniche, ma nulla più. Mai fatto niente per ricordare una festa derivante da una guerra dalla quale uscivamo sconfitti e umiliati da una parte e traditori dall’altra! Era un giorno di festa, la mia curiosità di bambino nasceva e moriva all’istante. In Italia nessuno sente propria questa festa, tranne quella parte di mondo politico e istituzionale che da 65 anni specula sulle morti di tanti giovani, padri di famiglia, militari e civili e su questi morti ha costruito ponti di carta, ne ha umiliato il ricordo da una parte e dall’altra e ancora oggi organizza manifestazioni di inutile retorica e un contenuto inutile alla riflessione. IL termine “ liberazione“ e la data 25 Aprile hanno poco in comune: rappresenta semmai la data in cui l’Italia cessò di essere uno stato sovrano e veramente indipendente (ad oggi sono ancora 100 le basi USA in Italia.) Non si può certo definire libero un Paese che, liberato dai Tedeschi, viene occupato da: Americani, Inglesi, Francesi, Australiani, Neozelandesi, Indiani e Marocchini. 
Ad una occupazione ne sono seguite altre sette. E se le cose fossero andate al contrario? Ovvero i Tedeschi avessero rigettato in mare gli alleati, oggi festeggeremo un’altra liberazione, una all’opposto? Il mio giudizio muterebbe ben poco. 
Il nostro è un paese strano: gli oltre 20 milioni di tesserati al partito fascista, costretti o no, scompaiono tanto velocemente quanto le migliaia di partigiani divengono 10 volte tanti dal 25 al 30 aprile 1945. La realtà è che questo paese e i suoi abitanti hanno terminato di essere liberi il 25 Luglio 1943 e cedendo la propria sovranità l’8 Settembre dello stesso anno. La Repubblica Sociale al cento nord, lo Stato Multinazionale al centro sud, la Repubblica Italiana nel 1948 con i brogli (come adesso ) con il referendum fra Monarchia e Repubblica, rappresenta quanto scaturito dai paesi occupanti, e pure quando abbiamo tentato di divenire indipendenti non solo politicamente ma anche nei settori strategici per esempio l’energia, mi viene in mente Enrico Mattei, ci è stato impedito. 
Da tale disastro politico, più che militare, l’Italia non si è più ripresa. La Germania e il Giappone hanno perso la guerra con gli Americani e i Russi, l’Italia l’ha persa con tutti e con essa l’onore. Questo mio pensiero non vuole essere politico: il sottoscritto ha voluto fare il percorso inverso, perciò con diritto a giudicare con competenza l’argomento e il pensiero di cittadino Italiano.

Giampiero Mugelli

venerdì 20 aprile 2012

Giustizia e autodifesa

Non ci si fa giustizia da sé, è vero ma che centra con l’autodifesa che è un diritto. Perché leggi magistrati e una parte di stampa italiana, si sentono autorizzati a condannare chi si è difeso da una illegalità, pronti a dimenticare chi come i due marò, prigionieri in India che ci anno difesi  dall’illegalità?  La giustizia accerta colpevolezze di un imputato, raccoglie prove e testimonianze, agisce con calma, non’è in pericolo fisico (l’imputato). La vittima di un’aggressione, o di una rapina non si fa giustizia da sola, ma si difende, spesso in inferiorità numerica: è minacciata e picchiata sul lavoro o in casa propria da qualcuno che sta commettendo un crimine e deve farla desistere, è nel panico, non solo perché è stata aggredita, ma sa anche grazie a leggi inesistenti e al sentimento di pietà per il colpevole invece che per la vittima se specialmente è extracomunitario. L’aggressore non’è certo della pena. La giustizia dovrebbe essere una certezza dello stato.  La legittima difesa è un diritto del cittadino, pure se può costare la vita del criminale. Colui che và in una casa, oppure nel posto di lavoro a rubare e uccidere, è l’unico responsabile degli eventi e delle conseguenze che avverranno.   In Italia non’è così, le cronache ci mostrano commercianti,  gioiellieri, tabaccai e altre persone che lavorano e faticano sottoposti a processi perché hanno osato reagire, anche uccidendo per non essere uccisi.   Si se uno viene aggredito in casa o sul lavoro, l’aggressore minaccia con un’arma la moglie o ruba oppure tenta di violentare la figlia, l’aggredito ha il diritto di difendersi, di sparare se ha un’arma legalmente denunciata, lo stato dovrebbe tutelare l’aggredito, non accusarlo di  eccesso di difesa come regolarmente avviene.     Stato, giornali, personaggi politicamente corretti, in questa società malata pronti ad accusare il pericoloso pistolero che si è difeso, come se il colpevole dell’aggressione e delle sue paure dipendessero da lui.  
Nello stato, nella giustizia c’è un moralismo di ideologia: il cattocomunismo, quella ideologia che mena la danza: il commerciante è di destra ricco e evasore, il rapinatore è di sinistra, è quasi un eroe specialmente se è extracomunitario, se è rom.  IL primo ha già legalmente rubato, è colpevole di possedere qualcosa, l’altro deve rubare perché è spinto dal bisogno e dall’ingiustizia sociale.  Niente è peggio del moralismo ideologico, e in Italia domina, non fra la gente comune che subisce stancamente e con paura questa ideologia, ma fra coloro che contano, chi amministra la giustizia, chi fa opinione, è lotta di classe, è strascico del 68. Se fra la gente comune qualcuno mugugna o espone pensiero contrario a quella ideologia dominante, diventa razzista, non si può parlare o ragionare.  Per questo che non esiste solidarietà per i rapinati, mentre esiste per i rapinatori e si afferma sempre più. Non’è la pietà e il garantismo, ma è l’ideologia, la falsa coscienza che mena la danza, come ad esempio non siamo a centinaia, migliaia in piazza ha favore dei nostri due soldati prigionieri in India, prigionieri del nostro governo, e di noi stessi cittadini.
                                                                                                                    

Giampiero Mugelli